Perché ci facciamo gli auguri di buon compleanno

La sala è addobbata e le candeline tremano delicate sulla torta di compleanno. Il momento tanto atteso è giunto e tutti gli invitati esplodono in un canto di auguri…
Ma da dove deriva questa usanza? Perché è quasi scontato fare gli auguri di compleanno?
L’origine è lontana e risale all’Antico Egitto e alla Mesopotamia (più di 3000 anni fa), i cui abitanti solevano fare gli auguri in occasione del lieto evento per allontanare le malignità, la cattiva sorte e proteggere il festeggiato.
Questa pratica ebbe un drastico calo durante i fasti tempi di greci e romani che tendevano a non festeggiare il giorno della propria nascita in forma privata, eccetto i personaggi importanti che organizzavano delle vere e proprie cerimonie civili.
In questi casi era d’usanza fare gli auguri per proteggerlo dal male e auspicare prosperità per l’anno futuro.
Sempre dei Greci l’origine della torta di compleanno (al festeggiato venivano offerti cibi succulenti e torte per buon auspicio), dei regali (per allontanare gli spiriti maligni) e delle candeline sulla torta, il cui fumo subito dopo lo spegnimento irritava il male e lo allontanava dal festeggiato.
Risulta comprensibile il motivo per cui, con l’avvento della religione cristiana, il compleanno non era visto di buon occhio in quanto intriso di tradizioni e usi pagani e perciò venne completamente dimenticato durante il Medioevo, rapidamente sostituito dall’onomastico.

Oggi la Chiesa ha accettato questa celebrazione e sono pochi gli individui che non festeggiano in virtù della motivazione pagana, come ad esempio fanno i testimoni di Geova. Solo nell’800 si ebbe un ritorno in auge del compleanno grazie alle classi sociali aristocratiche che la fecero rapidamente ritornare di moda.

Per le classi medio-basse si sarebbe aspettato quasi un secolo dopo.
Ma al tempo esisteva già la canzone di buon compleanno? La risposta è no!
Questa è un’invenzione di due maestre d’asilo statunitensi, che nel 1893 cantavano “Good Morning to All” ovvero “Buongiorno a tutti” come segno di buona accoglienza per i nuovi arrivati. In seguito le parole vennero cambiate nel classico “Tanti Auguri a Te” ma non si conosce il nome dell’autore.
La vera consacrazione di questa canzone si ebbe grazie alla diva Marilyn Monroe che cantò in diretta nazionale i suoi personalissimi auguri al presidente Kennedy e la trasformò in un rito di compleanno amatissimo in Occidente.
L’Oriente e in generale i Paesi con altre religioni (islamiche, buddiste, ecc) non solo non si scambiano gli auguri ma non festeggiano proprio il compleanno. I musulmani preferiscono festeggiare la nascita di Maometto, come i cristiani festeggiano la nascita di Gesù Cristo.
Nell’epoca moderna, scambiarsi gli auguri assume un significato affettuoso e amorevole in quanto è strettamente legato all’augurio di stare sempre bene e in salute.

Basti pensare all’augurio “100 di questi giorni”, giorni che rappresentano simbolicamente altri 100 compleanni e quindi anni di vita.
La storia di questo semplice augurio ha oltrepassano interi millenni per arrivare indenne fino ad oggi, perciò applaudiamo e ridiamo mentre urliamo a squarciagola: TANTI AUGURI A TE!

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